La letteratura dei cosiddetti «anni di piombo» è cospicua e stratificata, componendosi di voci diverse e attraversando vari generi letterari. La storiografia ha il compito di ricostruire e tentare di spiegare gli eventi ma la letteratura ce ne restituisce l’emozione: il mix di utopia generosa e micidiale illusione, la paura quotidiana, la logica interna dei gruppi armati, la solitudine delle vittime, la pluralità dei punti di vista, la confusione morale di un paese spaccato.
Alessandro Pera, che quegli anni ha vissuto come «militante rivoluzionario», ci offre un romanzo onesto e appassionato: in ogni riga si percepisce un forte accento di verità, la «finzione» nasce sempre dall’esperienza personale. Il suo protagonista partecipa alle lotte del Movimento, aderisce alle Brigate rosse, finisce in galera.
Racconta l’iniziazione e le giornate di un brigatista, la vita in carcere quasi come un film di genere, la riflessione tormentata sull’idea di rivoluzione che ha ipnotizzato un’intera generazione; e il confronto con un altro ragazzo che, pur finito in galera, ha fatto un’altra «scommessa» sull’esistenza.
Inaugura la collana «dettagli» diretta da Filippo La Porta un romanzo in cui non troverete certezze né «conversioni», ma un percorso accidentato e soprattutto un dialogo serrato con la propria coscienza per ritrovare il filo di un impegno civile.
nato a Roma nel 1957, ha partecipato attivamente ai movimenti rivoluzionari degli anni Settanta e ha vissuto una complessa esperienza giudiziaria. Dal 1994 è un operatore sociale impegnato in percorsi educativi rivolti ai minori delle periferie romane. Nel 1999 ha pubblicato con Odradek la raccolta di racconti Afa, finalista del premio Strega 2000; nel 2014 In tempo di guerra e altri racconti, nel 2024 Forbici(con Cristina Pasqua).
La letteratura dei cosiddetti «anni di piombo» è cospicua e stratificata, componendosi di voci diverse e attraversando vari generi letterari. La storiografia ha il compito di ricostruire e tentare di spiegare gli eventi ma la letteratura ce ne restituisce l’emozione: il mix di utopia generosa e micidiale illusione, la paura quotidiana, la logica interna dei gruppi armati, la solitudine delle vittime, la pluralità dei punti di vista, la confusione morale di un paese spaccato.
Alessandro Pera, che quegli anni ha vissuto come «militante rivoluzionario», ci offre un romanzo onesto e appassionato: in ogni riga si percepisce un forte accento di verità, la «finzione» nasce sempre dall’esperienza personale. Il suo protagonista partecipa alle lotte del Movimento, aderisce alle Brigate rosse, finisce in galera.
Racconta l’iniziazione e le giornate di un brigatista, la vita in carcere quasi come un film di genere, la riflessione tormentata sull’idea di rivoluzione che ha ipnotizzato un’intera generazione; e il confronto con un altro ragazzo che, pur finito in galera, ha fatto un’altra «scommessa» sull’esistenza.
Inaugura la collana «dettagli» diretta da Filippo La Porta un romanzo in cui non troverete certezze né «conversioni», ma un percorso accidentato e soprattutto un dialogo serrato con la propria coscienza per ritrovare il filo di un impegno civile.
nato a Roma nel 1957, ha partecipato attivamente ai movimenti rivoluzionari degli anni Settanta e ha vissuto una complessa esperienza giudiziaria. Dal 1994 è un operatore sociale impegnato in percorsi educativi rivolti ai minori delle periferie romane. Nel 1999 ha pubblicato con Odradek la raccolta di racconti Afa, finalista del premio Strega 2000; nel 2014 In tempo di guerra e altri racconti, nel 2024 Forbici(con Cristina Pasqua).
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