Il libro argomenta la capacità del romanzo e del racconto di produrre uno sguardo critico che il diritto non riesce a offrire, seppure esso dovrebbe riflettere sulla società di cui è espressione. Il diritto, infatti, è carico di troppi interessi e passioni, perché è spesso strumento del potente invece che essere ausilio del povero e dell’oppresso, distillando così violenza e dolore. Eppure, il diritto nel romanzo rinasce dalle ceneri dell’«altro giudizio» e ci indica una possibile strada per la sua emancipazione. In questa prospettiva vince la de-istituzione del diritto, il suo rinunciare allo svolazzare delle toghe lugubri, il suo farsi fragile, più attuazione spontanea che coercizione autoritaria. Quello che raccomanda la letteratura è, non a caso, un «diritto minimo».
In questo suo nuovo testo, il noto filosofo del diritto Massimo La Torre si avventura sui sentieri della letteratura per mettere radicalmente a critica il diritto. La pretesa di giustizia e di progresso è qui rovesciata, dimostrata illusoria, con la bocca amara di chi vi aveva riposto tanta fede.

autor*

è ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Catanzaro. È stato ricercatore e professore associato all’Università di Bologna e ricercatore e professore dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Presso le nostre edizioni ha pubblicato: Nostra legge è la libertà. Anarchismo dei Moderni(2017), Bioetica in tempi di pandemia. Morale, diritto e libertà(2022), Il senso della norma. Filosofia fragile del diritto(2023), Il grande smottamento. La fine della storia è finita (2023). Il suo ultimo libro è: L'altro giudizio. Diritto e letteratura (2024).

rassegna stampa

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Solamente clienti che hanno effettuato l'accesso ed hanno acquistato questo prodotto possono lasciare una recensione.

L’altro giudizio

    Diritto e letteratura
pagine: 
    176
anno: 
    2024
isbn: 
    9788865485255
libro 18,00

L’altro giudizio

    Diritto e letteratura
libro 18,00

Il libro argomenta la capacità del romanzo e del racconto di produrre uno sguardo critico che il diritto non riesce a offrire, seppure esso dovrebbe riflettere sulla società di cui è espressione. Il diritto, infatti, è carico di troppi interessi e passioni, perché è spesso strumento del potente invece che essere ausilio del povero e dell’oppresso, distillando così violenza e dolore. Eppure, il diritto nel romanzo rinasce dalle ceneri dell’«altro giudizio» e ci indica una possibile strada per la sua emancipazione. In questa prospettiva vince la de-istituzione del diritto, il suo rinunciare allo svolazzare delle toghe lugubri, il suo farsi fragile, più attuazione spontanea che coercizione autoritaria. Quello che raccomanda la letteratura è, non a caso, un «diritto minimo».
In questo suo nuovo testo, il noto filosofo del diritto Massimo La Torre si avventura sui sentieri della letteratura per mettere radicalmente a critica il diritto. La pretesa di giustizia e di progresso è qui rovesciata, dimostrata illusoria, con la bocca amara di chi vi aveva riposto tanta fede.

è ordinario di Filosofia del diritto all’Università di Catanzaro. È stato ricercatore e professore associato all’Università di Bologna e ricercatore e professore dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. Presso le nostre edizioni ha pubblicato: Nostra legge è la libertà. Anarchismo dei Moderni(2017), Bioetica in tempi di pandemia. Morale, diritto e libertà(2022), Il senso della norma. Filosofia fragile del diritto(2023), Il grande smottamento. La fine della storia è finita (2023). Il suo ultimo libro è: L'altro giudizio. Diritto e letteratura (2024).

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Solamente clienti che hanno effettuato l'accesso ed hanno acquistato questo prodotto possono lasciare una recensione.

pagine: 
    176
anno: 
    2024
isbn: 
    9788865485255

consigliati

Marina Lalatta Costerbosa

Margherita Becchetti

Dario Gentili 
 Elettra Stimilli

altri risultati...

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
page
product