È probabile che ci si debba finalmente rassegnare al fatto che “non possiamo non dirci marxisti”

La filosofia non esaurisce il discorso di Marx, ma nulla della sua impresa teorica si potrebbe comprendere senza rintracciarne i presupposti filosofici.

Si tratta di partire da qui – dalla sua buona educazione hegeliana – per poi seguire il dipanarsi dei principali nodi filosofici nelle teorie di interpreti e continuatori.

Sempre che non si assuma che di Marx non valga più la pena di occuparsi.

Che egli sia ormai un «cane morto», oltre che, naturalmente, il capostipite di una tradizione maledetta, responsabile di rivoluzioni sanguinose e vane e di alcuni tra i più feroci totalitarismi del Novecento.

Eppure di Marx, a duecento anni dalla nascita, non ci si libera facilmente.

È più probabile che, accantonando per un momento la polemica immediata, si debba riconoscere che siamo tutti suoi figli.

Che tutti parliamo ancora una lingua da lui plasmata. Che pensiamo, forse senza saperlo, con idee formatesi lungo il suo percorso intellettuale.

È probabile che ci si debba finalmente rassegnare al fatto che «non possiamo non dirci marxisti».

autor*

Alberto Burgio

storico della filosofia, ha dedicato gran parte del suo lavoro all’analisi critica del discorso razzista. Sul tema ha curato i volumi Radici e frontiere. Ricerche tra razzismi e nazionalismi (1993), Studi sul razzismo italiano (1996, con Luciano Casali) e Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d’Italia 1870-1945 (1999, 2000). E pubblicato L’invenzione delle razze. Studi su razzismo e revisionismo storico (1998), La guerra delle razze (2001), Nonostante Auschwitz. Il “ritorno” del razzismo in Europa (2010), Il razzismo (2012, con Gianluca Gabrielli), Orgoglio e genocidio. L’etica dello sterminio nella Germania nazista (2016, con Marina Lalatta Costerbosa), Critica della ragione razzista (2020).

rassegna stampa

Recensioni

  1. Roberto Tronk

    «Il sogno di una cosa. Per Marx» su @Rivista di filosofia

    Qui la recensione di Roberto Fineschi.

  2. Roberto Tronk

    «Il sogno di una cosa. Per Marx» su @Rivista P.O.I.

    Qui la recensione di Gianmarco Bisogno.

  3. Roberto Tronk

    «Il sogno di una cosa, Per Marx» su @Rivista Città Futura

    Qui la recensione di Filippo Orlando.

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Il sogno di una cosa

    Per Marx
pagine: 
    500
anno: 
    2018
isbn: 
    9788865481554
libro 28,00

Il sogno di una cosa

    Per Marx
È probabile che ci si debba finalmente rassegnare al fatto che “non possiamo non dirci marxisti”
libro 28,00
pagine: 
    500
anno: 
    2018
isbn: 
    9788865481554

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Marina Lalatta Costerbosa

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