Questo libro offre una preziosa analisi del pensiero filosofico e giuridico di Gustav Radbruch e un ritratto dell’uomo, testimone appassionato degli accadimenti che sfigurarono l’Europa nella prima metà del Novecento.
Tra i temi dell’indagine spiccano la pena di morte e le ragioni della sua abolizione (argomento di pagine qui tradotte per la prima volta in italiano). L’emancipazione sociale delle donne, per le quali Radbruch ottenne l’ammissione alle professioni giuridiche. Ma soprattutto il diritto e la celebre «formula» per definirne il concetto; lo Stato com’è e come dovrebbe essere; la giustizia penale e i suoi scopi; il giudice, la sua centralità, la sua vocazione ideale. Il libro ne dà conto non soltanto per la rilevanza degli argomenti, ma anche perché documenti del sentimento di giustizia autentico che, come un basso continuo, accompagnò l’evolversi del suo pensiero.
Nella sua autobiografia Radbruch scrisse di non voler avere più degli altri, non essendo di essi migliore. Sempre a questo principio di modestia personale e di equità sociale si attenne così nei pensieri, come nelle azioni pubbliche.
insegna Filosofia del diritto e Bioetica presso il Dipartimento di Filosofia dell'Alma Mater Studiorum. Ha studiato i classici dell'età dei Lumi; la filosofia pratica di Wilhelm von Humboldt; questioni teoriche concernenti l'argomentazione morale, la legittimazione dei diritti (con particolare riferimento ai diritti dei bambini e degli animali); la loro violazione (con specifica attenzione per il crimine di tortura). Ha pubblicato da ultimo ¿Legalizar la Tortura? Auge y Declive del Estado de Derecho (con Massimo La Torre; Valencia, 2018); Il bambino come nemico. L'eccezione humboldtiana (Roma, 2019); Günther Anders (Bologna, 2023); H.L.A. Hart, Diritto, libertà e moralità (a cura di; Milano-Udine, 2024). Di Radbruch ha tradotto e curato Diritto e no. Tre scritti (2021) per la collana «elephas» di Mimesis che codirige con Andrea Porciello.
Con DeriveApprodi ha pubblicato La democrazia assediata (2014); Il silenzio della tortura. Contro un crimine estremo (2016); Orgoglio e genocidio (2016, con A. Burgio).
| libro | €18,00 |
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insegna Filosofia del diritto e Bioetica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Alma Mater Studiorum. Ha studiato i classici dell’età dei Lumi; la filosofia pratica di Wilhelm von Humboldt; questioni teoriche concernenti l’argomentazione morale, la legittimazione dei diritti (con particolare riferimento ai diritti dei bambini e degli animali); la loro violazione (con specifica attenzione per il crimine di tortura). Ha pubblicato da ultimo ¿Legalizar la Tortura? Auge y Declive del Estado de Derecho (con Massimo La Torre; Valencia, 2018); Il bambino come nemico. L’eccezione humboldtiana (Roma, 2019); Günther Anders (Bologna, 2023); H.L.A. Hart, Diritto, libertà e moralità (a cura di; Milano-Udine, 2024). Di Radbruch ha tradotto e curato Diritto e no. Tre scritti (2021) per la collana «elephas» di Mimesis che codirige con Andrea Porciello.
Con DeriveApprodi ha pubblicato La democrazia assediata (2014); Il silenzio della tortura. Contro un crimine estremo (2016); Orgoglio e genocidio (2016, con A. Burgio).
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