Come lavorava un architetto nel Piemonte del Settecento? In solitudine, come una archistar ante litteram, o attraverso una bottega la cui gestione era complicata almeno quanto il cantiere? Il progetto era pura invenzione o aveva a che fare con i vincoli, i desideri e la burocrazia del suo tempo? Il libro risponde a queste domande, seguendo le tracce dell’architetto torinese Bernardo Antonio Vittone (1704-1770). Racconta le storie intricate di tre delle sue molte realizzazioni – un collegio, un monastero di clausura e una chiesa di campagna – attraverso i documenti prodotti prima, durante e dopo il cantiere. Mentre le tre storie prendono forma, l’architetto appare come uno dei tanti attori sulla scena: lo vediamo, giunto in cantiere dopo un lungo viaggio a cavallo, maneggiare lettere, contratti e istruzioni, e negoziare con monache e parroci intransigenti, sindaci parsimoniosi e maestranze volubili. Viene così costruito il ritratto di un professionista «moderno», che produceva documenti prima che architetture, incarnando le complessità di un mestiere che, in quel periodo, si stava ridefinendo profondamente.

autor*

è laureata in architettura presso il Politecnico di Torino, dove ha svolto il dottorato di ricerca in «Architettura. Storia e progetto». I suoi interessi di ricerca sono relativi alla pratica dell'architetto, alla produzione documentale connessa al progetto di architettura e ai processi di formazione degli archivi professionali in età moderna.

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Fare architettura nel Settecento

    Alle origini della professione liberale
pagine: 
    224
anno: 
    2026
isbn: 
    9788865486870
libro 20,00

Fare architettura nel Settecento

    Alle origini della professione liberale
libro 20,00

Come lavorava un architetto nel Piemonte del Settecento? In solitudine, come una archistar ante litteram, o attraverso una bottega la cui gestione era complicata almeno quanto il cantiere? Il progetto era pura invenzione o aveva a che fare con i vincoli, i desideri e la burocrazia del suo tempo? Il libro risponde a queste domande, seguendo le tracce dell’architetto torinese Bernardo Antonio Vittone (1704-1770). Racconta le storie intricate di tre delle sue molte realizzazioni – un collegio, un monastero di clausura e una chiesa di campagna – attraverso i documenti prodotti prima, durante e dopo il cantiere. Mentre le tre storie prendono forma, l’architetto appare come uno dei tanti attori sulla scena: lo vediamo, giunto in cantiere dopo un lungo viaggio a cavallo, maneggiare lettere, contratti e istruzioni, e negoziare con monache e parroci intransigenti, sindaci parsimoniosi e maestranze volubili. Viene così costruito il ritratto di un professionista «moderno», che produceva documenti prima che architetture, incarnando le complessità di un mestiere che, in quel periodo, si stava ridefinendo profondamente.

è laureata in architettura presso il Politecnico di Torino, dove ha svolto il dottorato di ricerca in «Architettura. Storia e progetto». I suoi interessi di ricerca sono relativi alla pratica dell’architetto, alla produzione documentale connessa al progetto di architettura e ai processi di formazione degli archivi professionali in età moderna.

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