Il libro tenta di ripensare la tradizione comunista partendo dall’esperienza, per tanti aspetti nuova, di dieci anni di impegno dell’autore e della sua associazione con i migranti della cosiddetta «Rotta balcanica». Il rapporto di cura, inteso nella sua forma più ampia e radicale di ricerca di sé nell’altro e dell’altro in sé, appare come il passaggio esperienziale per la costruzione «dal basso» di forme comunitarie. Nei migranti si incontrano i discendenti di secoli di violenz...
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